Tachicardia, sensazione di soffocamento, sudorazione eccessiva, mal di stomaco, capogiri? Ti è mai capitato di avere uno o più di questi sintomi, magari all’improvviso e senza un motivo apparente?
In quei momenti è facile pensare subito al peggio: “E se fosse qualcosa di grave?”. In realtà, molto spesso, si tratta di ansia. E il fatto che sia “ansia” non rende l’esperienza meno reale: i sintomi si sentono davvero, nel corpo, e possono spaventare parecchio. Ne soffrono 12 milioni di italiani secondo una stima dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap). Questo dato aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva: l’ansia non è un problema raro o “strano”, ed è uno dei motivi più frequenti per cui le persone chiedono supporto psicologico.
In questo articolo cerchiamo di capire cos’è l’ansia, perché può diventare così intensa e come affrontarla nel migliore dei modi, con indicazioni pratiche e realistiche.
Che cos’è l’ansia e come si manifesta nel corpo
Se so cos’è, posso affrontarla e trovare il rimedio giusto. L’Ansia è “l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione” (APA, 2013). È caratterizzata da un sentimento di apprensione, di tensione, di disagio, di terrore di fronte a una minaccia di indefinita natura.
Una sentinella che guarda al futuro
Questo passaggio è fondamentale: l’ansia spesso non nasce davanti a un pericolo reale e immediato, ma davanti a qualcosa che “potrebbe” accadere. È la mente che si proietta in avanti e cerca di prevedere, controllare, evitare. E nel farlo, attiva il corpo.
Spesso chi ne è colpito si sente nervoso, preoccupato e insicuro nell’affrontare situazioni della vita quotidiana che fino ad allora non rappresentavano un problema. L’ansia può comparire in modo continuo e “di sottofondo”, come una preoccupazione costante, oppure in modo improvviso, con una crisi intensa che assomiglia a un attacco di panico.
Quando l’ansia diventa un limite quotidiano
Il disturbo d’ansia si presenta in forme lievi, moderate o gravi, in relazione al grado di compromissione della vita del soggetto ansioso. In pratica, non conta solo “quanto” ci sentiamo agitati, ma quanto questa agitazione limita le scelte quotidiane: lavoro, relazioni, sonno, piacere, autonomia.
Una cosa utile da chiarire è che l’ansia non è solo “nella testa”: ha una componente fisica molto forte. Il sistema nervoso autonomo (quello che regola battito, respiro, digestione) entra in modalità allerta: per questo possono comparire palpitazioni, fiato corto, tremori, senso di oppressione al petto, nausea, diarrea, vertigini, tensione muscolare, insonnia. Molte persone, non sapendo che questi sintomi possono dipendere dall’ansia, finiscono per spaventarsi ancora di più, creando un effetto a catena: sintomo → paura del sintomo → aumento dell’ansia → sintomo più forte.

Ansia e Paura: la risposta del sistema di difesa
La Paura è un’“emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia”. Essa prepara l’organismo a far fronte ad una situazione d’emergenza, disponendolo all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta o fuga (Galimberti, 2006).
L’ansia “utile” e la soglia del panico
Avere paura è fisiologico e ti “salva la vita”. In maniera analoga, l’ansia ci permette di scorgere pericoli futuri e tutelarci da essi; nella giusta misura, essa ci rende più performanti. Un po’ di attivazione prima di un esame o un colloquio può renderci più attenti e pronti.
Il problema nasce quando si supera una certa soglia e il sistema di allarme si accende anche quando la situazione è neutra. In questi casi si può arrivare al panico. Nel panico, la mente interpreta le sensazioni del corpo come un pericolo imminente (“sto per svenire”, “sto per morire”). Il panico non è “solo paura”: è paura della paura, spesso innescata proprio dalle sensazioni fisiche.
Il meccanismo dell’evitamento
Un altro aspetto importante è che l’ansia tende a generalizzare: se ho avuto un attacco in metro, posso iniziare ad associare quel luogo al rischio e a evitarlo. Il risultato è che la vita diventa più piccola, perché l’evitamento ci fa perdere fiducia nelle nostre capacità di affrontare l’emozione.
Il ruolo delle relazioni e le “trappole” dell’aiuto
Chi soffre d’ansia non è l’unico a presentare delle difficoltà; questo disturbo coinvolge tutto l’entourage. Chi si occupa del soggetto ansioso cerca di aiutarlo facendo il possibile, sostituendosi anche a lui. Questo ci spiega come questo disturbo abbia spesso anche una dimensione relazionale.
Perché l’aiuto esterno può peggiorare la situazione
A dispetto di quanto si possa credere, questo tipo di aiuto può alimentare il problema. Se qualcuno fa al posto nostro tutto ciò che ci fa paura, sul momento ci sentiamo sollevati. Ma il cervello registra un messaggio pericoloso: “Da solo non posso”. Questo alimenta la dipendenza e la paura di vivere la vita.
Le “tentate soluzioni” della Scuola di Palo Alto
La Scuola di Palo Alto ha messo in evidenza che, paradossalmente, l’ansia aumenta a causa dei tentativi di soluzione inadeguati. Questo concetto è potente perché sposta il focus: non basta “capire perché” abbiamo ansia, serve soprattutto cambiare ciò che facciamo per gestirla (evitare, controllare, chiedere rassicurazioni).
Una tra le tentate soluzioni più comuni è la ricerca telematica affannosa dei sintomi (cybercondria). Informarsi è utile, ma farlo in modo ossessivo può tradursi nella “sindrome dello studente di medicina”, peggiorando lo stato d’essere. L’ansia si spegne quando impariamo a tollerare l’incertezza senza andare in allarme.
Strategie pratiche: cosa fare e cosa evitare
L’ansia non si risolve con una semplice chiacchierata. I disturbi d’ansia richiedono spesso un intervento professionale. Una delle prime cose da fare è richiedere un colloquio con uno psicoterapeuta per comprendere il disturbo e intervenire tempestivamente.
Consigli pratici per la quotidianità
- Evita la sostituzione: Non chiedere agli altri di svolgere le tue attività. Se hai bisogno di supporto, fatti accompagnare mentre riprendi gradualmente la tua autonomia.
- Limita il “socializzare” l’ansia: Evita di parlarne continuamente con chiunque. Più ci giri intorno, più la rendi grande nel tuo spazio mentale.
- Escludi cause organiche: È sensato confrontarsi con il medico per escludere problemi tiroidei o carenze nutrizionali che possono mimare i sintomi ansiosi.
Gli strumenti della cura: terapia, farmaci e stile di vita
Cosa aiuta, invece, in modo concreto?
- Strategie di gestione: Respirazione diaframmatica, tecniche di rilassamento muscolare e gestione dei pensieri catastrofici.
- Supporto farmacologico: Nelle forme moderate o gravi, una terapia prescritta dallo specialista può ridurre l’intensità dei sintomi e facilitare il lavoro psicologico.
- Stile di vita: Sonno regolare, attività fisica (che aiuta a scaricare la tensione), riduzione di stimolanti (caffeina) e alimentazione equilibrata.
Conclusioni: guarire dall’ansia è possibile
Niente ansia! I disturbi ansiosi sono tra quelli meglio conosciuti e trattati nella pratica clinica. Quando da soli non si riesce a gestire la situazione e ci si sente sopraffatti, rivolgersi a un esperto è la scelta più efficace per interrompere i circoli viziosi e ritrovare la propria libertà.
Se hai domande scrivi nei commenti o sulla chat di Facebook e saremo lieti di rispondere. Seguici anche sul nostro canale Youtube.
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.Secci E.M. (2015) Conosci qualcuno che soffre d’ansia o attacchi di panico? Blog Therapy, Blog di Psicoterapia e Psicologia.Galimberti U. (2006) Dizionario di Psicologia. Roma, Gruppo Editoriale l’Espresso, vol.3.